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Leuca

Santa Maria di Leuca è, insieme a Salignano e a Giuliano di Lecce, una delle frazioni del comune di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce. Rinomata località turistica, è la propaggine più meridionale tra i vertici ideali del Salento, insieme a Taranto e a Pilone.

Più precisamente si intende per Santa Maria di Leuca la zona sopra il promontorio su cui si trova la Basilica e il faro (che con la sua altezza di 48,60 metri e la sua collocazione a 102 metri sul livello del mare è uno dei più importanti d'Italia), mentre la Marina di Leuca è situata più in basso ed è compresa tra punta Mèliso ad est, posta ai piedi del promontorio, e punta Ristola ad ovest, estremo lembo meridionale del Salento. Nonostante l'estremo tacco d'Italia sia identificabile con Punta Ristola, Punta Mèliso (probabilmente per l'importanza che le deriva dal sovrastante faro) chiude convenzionalmente, insieme a Punta Alice in Calabria, il Golfo di Taranto.
Sempre a punta Mèliso viene posto, secondo una convenzione nautica, il punto di separazione fra la costa adriatica (ad est) e la costa ionica (a ovest). Si tratta comunque di semplificazioni di comodo che prevedono, quale linea di demarcazione fra le acque del Mar Adriatico e del Mar Ionio, un determinato parallelo.

Ma, aldilà delle convenzioni, il fatto che da Santa Maria di Leuca sia talora visibile, in determinate condizioni, una linea di separazione longitudinale, ben distinguibile cromaticamente (dovuta in realtà all'incontro fra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal canale d'Otranto), ha da sempre suggerito alla fantasia popolare un confine fisico fra i due mari.

Dall'ottobre 2006 il territorio di Santa Maria di Leuca rientra nel Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di pregiati beni architettonici e di importanti specie animali e vegetali.

Le ville ottocentesche
Leuca è una località turistica famosa soprattutto per le ville ottocentesche, costruite secondo vari stili per la maggior parte dagli architetti Ruggeri e Rossi.
Verso la fine del XIX secolo si contavano per la precisione 43 ville, molte delle quali oggi sono in disuso o appaiono profondamente trasformate rispetto al passato.
Infatti, durante la II guerra mondiale, a molte ville furono sottratti gli elementi decorativi metallici (balaustre, ringhiere, ecc.) necessari per la produzione di armi; inoltre nello stesso periodo quasi tutte le ville furono requisite ai proprietari e utilizzate per l'accoglienza agli sfollati. Alcune subirono gravi danni e, alla fine della guerra, furono ristrutturate in maniera tanto radicale da essere spesso rovinate. Altre ville sono andate in disuso, mentre solo alcune conservano ancora l'aspetto originario, sia esterno sia interno.
Tra le ville meglio conservate e che più caratterizzano il luogo si ricordano:
Villa Daniele
Villa Fuortes "sede Pro Loco"
Villa Mellacqua
Villa La Meridiana
Villa Loreta Stefanachi
Villa Episcopo
Villa Colosso
Villa Arditi
Villa De Francesco
Villa Seracca
Caratteristica di alcune di queste dimore (soprattutto quelle prospicienti il lungomare) era, inoltre, di avere sulla scogliera dei "capanni", alcuni in muratura e altri in legno, detti "bagnarole", che nascondevano alla vista del popolo le signore mentre godevano dei bagni nei mesi estivi. Ogni bagnarola apparteneva ad una villa, di cui ne riportava lo stile o, soprattutto, i colori.
Oggi le bagnarole in legno sono state completamente eliminate, mentre tra quelle in muratura ne rimangono solo un paio, ma sono in disuso.

Le grotte
Le grotte "Cazzafri" Il promontorio della grotta del DiavoloIl litorale, sia di ponente che di levante, è costeggiato da numerose grotte, ricche di iscrizioni greche e latine come la grotta "Porcinara", o di reperti neolitici (ossa lavorate, ceramiche grossolane) come la grotta del "Diavolo". Entrambe sono visitabili via terra. La grotta "del Diavolo" si trova su Punta Ristola, misura quaranta metri in lunghezza e diciassette in larghezza e conduce direttamente a mare. Nel 1871, Ulderico Botti compì i primi scavi trovando interessanti ed unici reperti, oggi conservati nel museo di Lecce e Maglie. Furono rinvenute molte armi, utensili di selce e di osso e terracotte che testimoniano la presenza dell'uomo in epoca primitiva. Anche la grotta "Porcinara" è di notevole importanza storica, in quanto gli archeologi nella zona hanno rinvenuto una struttura in doppia cortina muraria, l'"eschera". La grotta è stata scavata in tre ambienti, sulle pareti sono incise le iscrizioni a Giove e si possono leggere nomi di navi e di personaggi mitologici come Madaraus, Rhedon, Afrodite. Restando sul versante di ponente e proseguendo con un'imbarcazione verso la marina di Felloniche, si incontrano numerose grotte scavate, in millenni di laborioso lavoro, dalla furia del mare che in questo lembo di terra è particolarmente intensa e suggestiva. Da ricordare sono la grotta "del Fiume", la grotta "del Presepe", la grotta "delle Tre Porte", che è tra le più conosciute e visitate con tre ingressi che si uniscono in un'unica cavità, la grotta "del Bambino", importante oltre che per i reperti archeologici rinvenuti anche per il ritrovamento di un molare di un bambino di circa 10 anni che costituisce il primo reperto tra i fossili neanderthaliani del Salento. Ancora abbiamo la grotta "dei Giganti", dove sono stati portati alla luce interessanti reperti archeologici, ossa umane, cocci bizantini e frammenti vari. Di interesse paleontologico la grotta "della stalla", utilizzata molto spesso come rifugio dai pescatori sorpresi dal mare in burrasca. C'è poi la grotta "del Drago", profonda circa 60 metri con una roccia sporgente che assomiglia alla testa di un drago. Dalle grotte di ponente a quelle di levante, anch'esse molto belle e affascinanti come le grotte "Cazzafri", ai piedi del promontorio japigeo e ricche di stalattiti, la "grotta "del Morigio", le grotte "di Terradico", "Verdusella", la "Cattedrale", le "Mannute", la grotta "del Canale", di "Ortocupo" e tante altre.
La Torre dell'Uomo Morto
Per approfondire, vedi la voce Torre dell'Omomorto.
La torre dell'Uomo Morto e sotto lo scalo antico dei pescatoriLa Torre dell'Uomo Morto o Torre dell'Omomorto è una delle centinaia di torri che si trovano con cadenza regolare lungo tutta la fascia costiera salentina. Oltre che come elementi di difesa, tali torri servivano soprattutto ad avvistare l'eventuale presenza e avvicinamento delle navi dei Turchi, che per lungo tempo hanno invaso Otranto e altre aree della penisola salentina, e a dare l'allarme verso l'entroterra attraverso segnali luminosi che venivano immediatamente trasmessi da una torre a quella successiva. La Torre dell'Uomo Morto si trova all'inizio del Lungomare Cristoforo Colombo e risale al XVI secolo ad opera di Andrea Gonzaga. Possiede base troncoconica e sopra il cordolo si sviluppa cilindrica con terrazzo dotato di merloni per la postazione delle artiglierie. Viene comunemente assegnata al genere delle torri "a martello", ma ha una peculiarità: al posto della cannoneria, alla base, si trova una porta. La denominazione Uomo Morto è dovuta ad alcune ossa umane ritrovate al suo interno. Sfortunatamente è in degrado e non ci sono lavori di ristrutturazione in corso.

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